Pubblicato da: Edelweiss CAI | 27/05/2012

Alla scoperta del più grande canyon d’Europa

Ponte del primo maggio 4 giorni alla scoperta del Verdon.

È sabato 28 aprile e, con il consueto entusiasmo di chi parte alla scoperta di nuove mete escursionistiche, ci ritroviamo in Stazione Centrale. Alla conduzione del gruppo Paolo e Maria Pia, tra i partecipanti soci ormai “fidelizzati” ( Alberto, Gabriele, Sergio, Dorina, Ermanno), Manuela, piè veloce, ex-allieva del corso escursionismo Edelweiss, Barbara e Mara, amiche della Sem, e Ivano, un amico storico con cui avevo già condiviso altre belle avventure montane.

Sull’umore allegro del gruppo incombono nubi scure… le previsioni per domenica e lunedì parlano di nuove perturbazioni e di una pioggia intensa che rischia di far sfumare il programma di escursioni nel canyon ma noi speriamo ancora in miracolosi e imprevisti cambi di tendenza.

La prima giornata è un po’ faticosa, a causa del lungo viaggio, ma senza imprevisti raggiungiamo Castellane, il villaggio porta di ingresso nel Verdon. Il tempo è buono e ci inerpichiamo per il sentiero in salita che ci conduce alla Notre Dam du roc… da qui ci godiamo la vista panoramica sul villaggio e sull’ingresso del canyon.

Ridiscesi al centro del villaggio, ci concediamo il tempo per una sosta con focaccia dolce in panetteria, e poi ripartiamo alla volta del refuge de La Maline, dove pernotteremo per due notti.

La camerata è spartana, ma ben pulita. Per la cena non abbiamo grandi aspettative (precedenti esperienze di rifugi francesi ci fanno temere il peggio…), in realtà, il menu serale è ottimo e, complice anche il buon vino, gli animi si scaldano e si animano. Intanto fuori imperversa un vento forte e potente che muove le nuvole a gran velocità.

Nella nottata si scatenano vento e pioggia e tutto fa temere per la nostra escursione sul sentiero Martel del giorno seguente.

Il mattino dopo il cielo è grigio e ancora scende una pioggerella sottile. Fortuna vuole che, dopo l’abbondante colazione, la pioggia sia praticamente cessata. …e allora via, armati di speranza, ci incamminiamo lungo il sentiero Martel che parte subito a sinistra del nostro rifugio.

Scendiamo lungo il sentiero con rocce calcaree, attenti a non scivolare sul terreno ancora bagnato. La prima parte del percorso è un sentiero nel bosco a pochi metri dal fiume, poi il panorama sulle alte pareti del canyon appare sempre più ampio ed imponente.

Mentre proseguiamo sul sentiero il meteo sembra essere dalla nostra parte: pian piano le nuvole vengono sospinte via e compare un bel cielo limpido!

Con qualche passaggio con cavo e una lunga scaletta raggiungiamo il fondo del canyon a pochi passi dalla riva del fiume. Proseguiamo sul sentiero ora più aperto in vista delle alte pareti rocciose su cui si scorgono volteggiare alcuni avvoltoi.

Raggiungiamo l’atteso percorso delle gallerie e, torcia alla mano, camminiamo fino in fondo all’ultimo tunnel e scendiamo l’ultimo tratto scalinato che ci conduce in riva al fiume. Qui per una mezz’oretta ci godiamo la “spiaggia” e refrigeriamo i piedi con l’acqua fresca. Terminata la sosta risaliamo l’ultimo tratto di sentiero fino al punto panoramico della Point Sublime, da cui si godono bellissimi scorci sul canyon.

Il tempo è ottimale e abbiamo ancora tempo a disposizione, perciò decidiamo di risalire fino al bel villaggio che sovrasta il Point Sublime, Rognon. Qui giunti ci lasciamo tentare dal cartello “bar creperie” all’ingresso del paese, e nel giro di pochi minuti ci accomodiamo all’aperto ai tavoli del locale caratteristico (è un vecchio monastero ristrutturato). La sosta è piacevolissima, anche perché le crepes casalinghe con miele e formaggio di capra locale sono gustosissime. All’ora prevista il pulmino privato prenotato ci riconduce nuovamente al rifugio La Maline. Qui, dopo breve consulto con il rifugista, riceviamo la cattiva notizia del previsto peggioramento della meteo per il giorno successivo. Paolo e Maria Pia ci illustrano le alternative in caso di maltempo. Se pioverà sarà impossibile inoltrarci sullo scivoloso sentiero dell’Imbut all’interno del canyon.

Il giorno dopo ci risvegliamo, ahimè, con il cielo grigio e la pioggia.. ci vestiamo e bardiamo convinti a camminare per un sentiero alternativo a quello dell’Imbut, ma la pioggia è davvero insistente e impone un cambio più drastico di programma. In tarda mattinata ci recupera il nostro pulmino privato e ci conduce, anticipatamente rispetto al programma, a Moustiers Sante Marie, caratteristico paesino medioevale provenzale. Il tempo è ancora incerto, ma ha momentaneamente smesso di piovere, perciò decidiamo di incamminarci su un bel sentiero che risale al di sopra del villaggio con vista panoramica sulla vallata.

Ci godiamo l’escursione alternativa all’Imbut fino al momento della discesa. Le nuvole nere incombono su di noi e mentre partiamo in ritirata verso il nostro hotel la pioggia ci sorprende: arriviamo alla meta bagnati fradici, con telefonini e macchine fotografiche in tilt a causa dell’umidità accumulata! Poco male, le camere dell’hotel sono molto accoglienti e confortevoli e c’è spazio per stendere i capi bagnati ad asciugare. La cena è ottima e rinfranca gli animi. Dopo cena approfittiamo della tregua senza pioggia e ci godiamo una bella passeggiata notturna risalendo la lunga scalinata che conduce alla Notre Dame de Beauvoir, incastonata tra pareti rocciose.

Andiamo a dormire con la speranza che riusciremo l’indomani a percorrere il sentiero dell’Imbut e quello Vidal, prima di tornare a Cannes e riprendere il treno per Milano….

L’ultima giornata è favorevole e con entusiasmo ci inoltriamo nuovamente nel canyon per raggiungere il famoso Imbut, il punto dove il fiume si incanala tra le rocce e scompare nel caos roccioso. Il sentiero è bagnato e un po’ scivoloso, ci sono alberi caduti da scavalcare o aggirare, ma proseguiamo baldanzosi fino alle cengie rocciose e attrezzate da cavo metallico a pochi metri di altezza dal fiume. Superate le cengie il canyon si restringe sempre più, scendiamo verso il fiume fino al punto in cui lo vediamo scomparire nel famoso Imbut, tra alte rocce calcaree.

Qualche minuto per godere dello spettacolo naturale e poi dobbiamo affrettarci per risalire. Per uscire dal canyon affrontiamo il sentiero Vidal: il primo tratto è verticale e roccioso con tratti attrezzati e prudentemente indossiamo imbrago e set da ferrata.

Superato il tratto attrezzato senza difficoltà ci inerpichiamo con un po’ di fatica per il ripido sentiero finale. Ben presto siamo di nuovo al nostro pulmino. Prima di tornare al treno che ci condurrà a casa ci concediamo una breve sosta al bar e brindiamo al successo del trekking con un bel boccale di birra fresca in mano!

Cristina B.

 

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Responses

  1. Complimenti ragazzi! mai perdere la speranza.
    Bello il racconto, mi è venuta voglia di andarci!

  2. Anche a me è piaciuto molto il vostro racconto, i dettagli rendono proprio partecipi! Un saluto dal trekking Pollino-Sila, finora anche a noi la pioggia non è mancata ma ci siamo comunque goduti le escursioni e il rafting sul fiume Lao. Vi racconteremo appena possibile.


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