Pubblicato da: Edelweiss CAI | 08/10/2009

Sci di fondo: che passione!

Ancora pochi giorni e inizierà il corso di sci di fondo 2009. Laura, una delle nostre istruttrici, ricorda momento per momento una giornata decisamente particolare del corso dell’anno scorso, il 13 dicembre, quando le conseguenze di un’abbondantissima nevicata hanno costretto a un imprevisto cambiamento di programma mentre il gruppo era diretto in Engadina per il weekend.

« Dobbiamo proprio essere sinceri, la stagione è iniziata alla grande: neve già da Laura sugli scimetà novembre, fantastico! Il nostro corso ha un buon numero di allievi che hanno trovato per ogni lezione sole e ottima neve, così che l’annosa questione del fondista, “Che sciolina metto?”, non è stata un problema. Non si può chiedere di più.

Siamo a metà dicembre, la neve è sempre di più e ci aspetta il nostro fine settimana in Engadina. Nei giorni precedenti l’uscita, tra istruttori c’è fermento e una massiccia consultazione di Internet “Che piste sono preparate ?”, “Come sarà il tempo“ “Pericolo valanghe ?” (eh si, anche noi consultiamo il bollettino, se le nostre piste sono in valli strette). Sembra tutto a posto, la gita si farà.

Partiamo sabato mattina con due pullman carichi di corsisti ed istruttori. Un sommesso chiacchiericcio ci accompagna durante il viaggio, qualcuno dorme, qualcuno legge, gli istruttori continuano a confrontare i dati trovati su Internet e scrutano il cielo… le nubi sono basse e grigie…

Come di consueto c’è la sosta colazione a Chiavenna: anche i dormiglioni si destano e invadiamo tutti i bar del paese. Due chiacchiere con le bariste che ormai ci conoscono. “Siete qui anche con questo tempo? Ma dove state andando?” “Zernez” “Ma… il Maloja è chiuso!” “Come, il Maloja è chiuso?” “Eh sì, c’è pericolo valanghe tra Maloja e Sils”.

Panico: e adesso che si fa? Uscita iniziata, albergo prenotato, data non recuperabile: insomma, un bel problema.

percorso alternativo Chiavenna-Zernez Dopo numerose telefonate, consultazioni tra istruttori, si decide di “aggirare l’ostacolo” passando dallo Julier Pass, unico valico ancora aperto per raggiungere l’Engadina. Tutti sul pullman: Chiavenna, Lecco, Como, Chiasso, San Bernardino, Julier Pass, Silvaplana, e finalmente Zernez.

Arrivo ore 17,15: considerando che siamo partiti da Milano alle 7,15, 10 ore è un bello stare in pullman! Però ci siamo riusciti.

Avvicinandoci alla meta, serpeggia la voce “A Zernez c’è la pista illuminata”. Sì, e chi ha voglia di mettersi a sciare al freddo e al buio? Però… a pensarci bene, devo solo mettere le scarpe e prendere gli sci, sono già in tenuta…

Mi faccio convincere. Raggiungo la pista ed è veramente una meraviglia.

Il buio (solo qualche faro illumina la pista), il bosco, il silenzio rotto solo dal rumore degli sci sulla neve, nessuno intorno a me, e la natura.

È questo che rende lo sci di fondo impagabile: il contatto con la natura e il silenzio. C’è il senso di libertà, di essere fuori dal mondo.

La fatica è tanta ma è sempre ripagata: dopo una giornata sulla neve sei pronto per affrontare una settimana alla scrivania e mentre lavori pensi già al fine settimana sulla neve che ti aspetta.

Con il fondo puoi provare l’ebbrezza dell’adrenalina che va a mille se fai una gara: gli allenamenti, i chilometri da “macinare”, i tempi da controllare, gli sci da preparare, il tracciato da studiare e poi la gara, la partenza a tutta, le salite e le discesa da affrontare senza indugio, i chilometri che ti separano dal traguardo, e la gioia di tagliare quel traguardo che sembrava non arrivare mai.

Ma puoi anche essere un elogio alla lentezza, alla calma, al confrontarti solo con te stesso. Scegli il percorso, dove comunque non troverai molta gente e calzati gli sci, parti. Non ha importanza quanto ci metterai: ci sei tu, i tuoi sci che scivolano sulla neve e la natura.

paesaggio lungo una pista di sci nordico in Val PassiriaLa natura che regala sempre qualcosa di meraviglioso: lo scoiattolo che corre da un albero all’altro, l’uccellino che cinguetta sul ramo, il raggio di sole che fende il fogliame, il torrente che gorgoglia e poi la neve che copre tutto e rende il paesaggio magico.

E quindi bisogna andare piano se si vuole scoprire tutto questo.

Poi ci siamo noi, noi stessi. Lo sci di fondo è un bel banco di prova per confrontarci con noi stessi. Nel silenzio parla il nostro io. Non sempre è d’accordo su quello che stiamo facendo: quando la fatica è tanta, troppa, una parte di noi vuole mollare, una parte vuole tenere duro.

Solo imparando a conoscerci, lavorando su di noi riusciamo a far prevalere la parte che vuole tenere duro e raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Durante i corsi diciamo che lo sci di fondo è uno sport completo: noi intendiamo solo muscolarmente, ovvio, ma a ben vedere anche la mente va allenata !

Io sono approdata allo sci di fondo per caso, come ripiego per le giornate in cui non potevo far discesa. L’ho conosciuto, l’ho apprezzato, mi sono appassionata e adesso lo pratico regolarmente.

Amo la fatica che ti ripaga e ti appaga, mi piace sentire il freddo che ti pizzica le guance e ti gela il naso ma soprattutto amo la montagna e lo sci di fondo mi permette di godere ogni istante che ci passo.

Se poi sotto i miei sci metto anche le pelli di foca… »

Laura



Vedi anche: Ricordi del corso di sci di fondo e altri post che parlano di sci nordico.


Aggiornamento: il 7 marzo 2010 Laura ha portato a termine una delle gare di fondo più prestigiose, la Vasaloppet, ben 90 km! Complimenti da tutti noi di Edelweiss CAI.


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Responses

  1. Grande Laura, bellissimo racconto, e ricordo quel week-end come se fosse ieri…
    ho solo un piccolo rammarico: non essere sceso in pista quella sera, chissà quando mai si ripresenterà un’occasone del genere! Troppo stanco, speravo fosse aperta la piscina, invece anche quella è stata aperta solo per mezz’ora, non valeva di certo il tempo di spendere l’equivalente di 10 euro per mezz’ora di puccia-puccia…! Ciao e a presto Attilo


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